Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

Ma quante Parole

with 18 comments

Ho perso le parole
oppure sono loro che perdono me,
io so che dovrei dire
cose che sai,
che ti dovevo, che ti dovrei.

Questo luogo, come molti altri nella vita, vive esclusivamente di parole, sono la sua essenza e la sua stessa ragione di essere, le parole e ciò che esprimono, quello che rappresentano e dicono.
Quanti tipi di parole esistono, dai giochi di parole, alle mitiche e fiabesche parole magiche, che potevano schiudere mondi meravigliosi, ora tramutatesi in più prosaiche password o parole chiave, il più delle volte destinate a essere tragicamente dimenticate, perché “Apriti Sesamo” o “Amici” sono decisamente più semplici da rammentare (anche se persino Gandalf sulla seconda ebbe qualche difficoltà)
E poi parole facili, parole difficili, parole scritte e parole dette, a volte persino solo immaginate.
È importante anche il sapore delle parole, quel gusto dolce o amaro che assumono, e che varia a seconda di come o quando le pronunciamo, le ascoltiamo, le leggiamo, le scriviamo e ce le ricordiamo, secondo persino l’espressione del viso o delle labbra mentre vengono scandite.
È fondamentale peraltro ciò che sta dentro e dietro le parole, che devono sempre essere accompagnate dai pensieri.
Le parole volano sempre in alto, ma se i pensieri restano a terra sono perdute come palloncini nel vento.
Le parole senza pensiero non vanno mai in paradiso.
Quante volte si ricordano le parole esattamente con la musicalità della voce di chi le ha pronunciate, o addirittura si leggono come “sentendole” pronunciate dalla voce che desideriamo.
Ora poi mentre scrivo continua a sussurrarmi nella mente la voce di Mina, che canta: “parole, parole, paroleeeee.. soltanto parole… parole tra noi…”
E poi naturalmente c’è “la Parola” quella con la P maiuscola… che si trasmette senza nemmeno bisogno di usarle queste amate e a volte odiate parole, il cui sapore si può sentire profondamente chiudendo gli occhi, avvicinandosi sempre di più e unendo le labbra in un bacio.
Che rappresenta l’istante che diventa eterno, la summa di tutto ciò di più intenso che si possa dire ad un’altra persona.
Perché cos’è poi un bacio?
Un apostrofo rosa tra le parole “Voglio andare a letto con te!”
Come? Non c’è l’apostrofo?
Già, è vero.
Non sono molto bravo nei preliminari, lo ammetto, tralascio spesso anche le virgole, i punti interrogativi e i puntini di sospensione.
Passo direttamente ai punti esclamativi!

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Written by Michele

24 maggio 2013 a 12:12

Pubblicato su pensieri

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18 Risposte

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  1. In “Voglio andare all’etto con te” l’apostrofo c’è eccome.

    Silver Silvan

    1 giugno 2013 at 14:43

  2. Lo sapevo che alla fine del post usciva fuori la tua intelligente ironia! Altro che ti manca la parola!
    Comunque Mina aveva ragione, troppe parole in amorre, ma pure i nostri politici sempre con quei bla, bla, bla…che non portano a nulla. Ecco, direi che in questo caso la parola non è accompagnata dai pensieri e ancor meno dai fatti!

    fulvialuna1

    25 maggio 2013 at 16:14

    • Eh con quelli vale solo una parola. Anzi. Senza parole. Solo un dito alzato (il medio) 😉
      Ma su mina concordo. Meno parole e più fatti. E ci si diverte di più 😉

      Michele

      25 maggio 2013 at 16:15

  3. Non è vero, basta ho semrpe dato alle parole valore che non ho dato a altro e mi hanno tradito, sempre ora non le considero più.
    Non è vero che non le considero +. Però vorrei che fosse vero

    Calipso la Liberidea

    25 maggio 2013 at 10:16

    • Eh già. Diciamo che a volte la parola tradisce. Ma in realtà non è mai colpa della parola. Ma della bocca di chi la pronuncia 😉

      Michele

      25 maggio 2013 at 12:25

  4. Personalmente sono incorrente. Già detto, ah si. Beh.
    Ricomincio. E voi altri fate finta che non sapete come va a finire.
    Personalmente le parole mi lacerano. Una parola, il modo in cui viene detta, mi fa mancare il fiato e mi taglia lembi di pelle. Mi lascia li con il pezzetto di carne per terra, mentre ansimante chiedo “basta” o in rari casi “ancora” senza accorgermi del sangue che sta scorrendo da quel piccolo e inutile lembo di pelle.
    Quando parlo io invece … “sono solo parole” o meglio spesso sono solo starnazzamenti senza alcun senso. Se negli anni sono partita da essere una caffettiere con annesso autografo del Signor Bialetti sul di dietro, ad una papera professionista non è per puro caso.
    Io parlo, parlo . mi faccio le domande e mi rispondo. Mi incazzo pure da sola mentre parlo. Per poi fermarmi. Guardare il mio interlocutore, inclinando la testa, sbarrando gli occhi..per dire “cosa sto dicendo?”. Il soggetto, sempre più spesso il povero Giammy, mi guarda e ormai rassegnato mi risponde “bacio?”. Ed allora ricomincio a parlare, parlare…!
    Le parole scritte invece sono un’altra cosa. Quando scrivo, mi sento un pianista cieco. Non guardo. Scrivo e basta. Sempre più veloce, trattenendo il fiato. Il rumore dei tasti, il piede sinistro sempre conficatto sotto il sedere, la testa inclinata (chissà magari ho pure la bocca aperta), finchè il pensiero vola via dalla mia mente.
    Come ora. Mi blocco. E dico “ammappa quanto ho scritto”, non rileggo e vado avanti. Schiaccio un invio, o un salva, o un stampa. Ma vado avanti. Non rileggo mai. “Io vomito parole” questo scrivo sempre, queste sono le mie parole.
    Però leggo distrattamente, l’esatto contrario di quando ascolto.
    Io ascolto con le orecchie e gli occhi . Osservo l’effetto che fa nella persona mentre dice quelle parole. Se leggo, la sento lontana. Mi succede sempre. Tranne nei rari casi di blogger autentici e tranne in libri ove i personaggi mi vengono a trovare di notte.
    Quando scrivo lo faccio intensamente e se parlo lo faccio a sproposito.
    … io sintetica? Mai! ahahah

    pepe

    24 maggio 2013 at 15:10

    • Si non ho riletto. non lo faccio mai! Al diavolo gli errori! (non è vero, ma vabeh…)

      pepe

      24 maggio 2013 at 15:11

    • E per rimanere in tema, dato che sono andata fuori, non serve dirla quella P-A –R-O- L- A non serve. Ma se per una volta fa si che io stia zitta e che mi senta parte di qualcosa per sempre, beh tu trova la tua Parola e di al Giammy di trovare la sua per me. Ecco uf.
      (ma quanto sono egocentrica, io volevo parlare di te…no scusami eh!)

      [oggi meglio di Marzullo sono]

      pepe

      24 maggio 2013 at 15:14

      • ahhaa sai che adoro i tuoi commenti, spesso sono più “postosi” dei miei stessi post.
        è vero le parole possono solleticare o lacerare, rendere felici o disperati… perchè non sono mai davvero solo parole.
        sulle domande e risposte da solo penso di battere il mondo (dovrò scriverne prima o poi) e anche sul non rileggere me la cavo alla grande (per i racconti ho una cara amica lettrice che mi fa da meravigliosacorrettrice di bozze).
        e mi piace l’immagine del pianista cieco, quindi non spariamo sul pianista!
        quindi mai sintetica mai mai 🙂
        e va benissimo parlare di entrambi, un po’ per uno, marzullandoci senza pietà

        Michele

        24 maggio 2013 at 15:58

        • Vengo in terapia da te. Dunque (che non è messo a Caso alla fine della frase!)

          pepe

          24 maggio 2013 at 16:03

          • ahah terapia reciproca gratis, che ne ho bisogno pure io mi sa 😉
            (nulla è mai messo davvero a caso, ma spesso molti non colgono le non-casualità)

            Michele

            24 maggio 2013 at 16:06

  5. …come è potuto succedere che ti “perdessero le parole”…? 😉

    tramedipensieri

    24 maggio 2013 at 13:10

  6. scusa: ligabue e gandalf nello stesso post.
    sappi che ti lovvo!

    itacchiaspillo

    24 maggio 2013 at 12:16


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