Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

Le mie Parole

with 20 comments

Le mie parole diventano nelle tue mani
forme nuove colorate,
note profonde mai ascoltate
di una musica sempre più dolce
o il suono di una sirena, perduta e lontana


E sono di nuovo qui a parlare di parole (bella ripetizione), perché in fondo noi viviamo davvero di parole, dei loro significati (più o meno evidenti, più o meno reconditi) e soprattutto di quelli che attribuiamo loro nelle varie situazioni.
Questo luogo poi è un concentrato di parole, la parola qui regna sovrana ed è il solo vero mezzo di scambio, di comunicazione tra me (con i post) e i lettori (con i commenti), anche se resta sempre la legge dell’interpretazione, perché un qualsiasi scritto qui è come una lettera, una comunicazione ai lettori (oltre che a se stessi).
E proprio come una lettera, nel momento in cui chiudo la busta (o qui premo il fatidico tastino  pubblica), cambia completamente, finisce di essere mia e diventa tua, quello che volevo dire io è sparito e resta solo quello che capisci tu, quello che interpreti e fai tuo del mio pensiero.
Basta anche pensare al significato assunto nella storia da alcune parole di per se utili o innocenti.
Come la parola lavoro, un termine significativo e di così impellente attualità, ma che in una frase come “il lavoro rende liberi” (arbheit machfrei) assumeva un significato sinistramente orripilante.
Oppure la parola democratico, democrazia, e pensate a qual era delle due Germanie che era la repubblica democratica, con i vopos che sparavano a vista e un muro invalicabile per trattenere dentro i cittadini.
Se si pensa a queste cose ci si rende conto che la parola in verità perde spesso e presto di significato, a meno che non sia chi la usa e soprattutto chi la legge a dare ad essa un senso, il proprio.
Ma soprattutto le parole devono sempre essere accompagnate dai pensieri, dall’essenza intima del sé. Perché se è vero che le parole volano sempre in alto, se i pensieri restano a terra sono come svuotate, sono perdute come palloncini abbandonati da una mano di fanciullo e raccolti dal vento, le parole senza pensiero non vanno mai in paradiso.
Ed è incredibile che, quando termino un post come questo, io mi renda conto che ho davvero tutto per essere un grande scrittore. Proprio tutto…
La carta, la penna, la scrivania…

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Written by Michele

8 novembre 2013 a 14:00

Pubblicato su pensieri

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20 Risposte

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  1. Una vecchia canzone diceva.” Paole, parole, parole,,,parole, parole, parole…soltanto parole,.parole tra noi..”
    Ma che c’è di meglio? Bhe, in alcuni momenti è meglio tacere (scegli tu quale…)

    fulvialuna1

    10 novembre 2013 at 16:17

    • Eh si. Gran bella canzone quella.
      Ma vero. A volte non servono le parole 😉

      Michele

      10 novembre 2013 at 16:35

  2. Ti leggo e sorrido.
    Perché l’occhio cade sui ripiani della libreria dove conservo i miei diari, tutti: dalle elementari in poi.
    Agende che cadenzano gli impegni, ma dove hanno sempre trovato posto (spesso occupandolo in toto) i miei pensieri spettinati.
    Mi chiedo se in futuro qualcuno li leggera’, prima di chiuderli in uno scatolone da dimenticare in cantina o di lanciarli nel primo cassonetto.
    Beh.
    Spero almeno che andranno nel bidone del cartaceo…

    Balente

    9 novembre 2013 at 02:16

  3. Stiamo al passo coi tempi, via: hai il computer 😛

    Scribacchina

    8 novembre 2013 at 18:11

  4. Bellissima questa canzone. E’ poesia.

    labodeguita85

    8 novembre 2013 at 17:43

  5. ok, non ti serve il dizionario… 😉

    tramedipensieri

    8 novembre 2013 at 17:42

  6. Ci vuole…il desiderare = cessare di contemplare le stelle a scopo augurale.
    Lo puoi fare quando vuoi, e tu sai che lo puoi fare 😉

    Daniela Pungitore

    8 novembre 2013 at 16:19

  7. E’ bellissimo, Mic.

    Elisabetta Lelli

    8 novembre 2013 at 15:27

    • ma grazie (visto ora il tuo commento, era misteriosamente finito nello spam, boh)

      Michele

      23 novembre 2013 at 14:02

  8. Quanti parolieri conosco…davvero tanti….sento e leggo parole sole o accompagnae da pensieri.
    Ed è impressionante come si riesca a percepire la differenza…perché se è vero che le parole sono come tu le descrivi, è altrettanto vero che l’orecchio che le ascolta o l’occhio che le legge non devono essere solo udito e vista. 😉

    stephymafy

    8 novembre 2013 at 15:11


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