Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

Sogno o son Destro?

with 12 comments

Le tue strane inibizioni
non fanno parte del sesso
i desideri mitici di prostitute libiche
il senso del possesso che fu pre-alessandrino
la tua voce come il coro delle sirene di Ulisse m’ incatena
ed è bellissimo perdersi in quest’incantesimo


E’ stata una notte agitata, ricca di sogni vividi e persistenti, quelli che preferisco, che non svaniscono come nebbia nei lenti momenti del risveglio, quando ti sembra di ricordarli ancora bene e invece, con estrema rapidità, ogni particolare sfugge alla mente incapace di trattenerli.
Questa notte ho sognato un tremendo mare feroce, i cui colori oscillavano continuamente tra il blu e il grigio. Una grande tempesta, un maelstrom degno di Melville con onde immani spinte da un gelido vento del nord che, come impazzite, si riversavano spumeggianti in un cielo grigio, plumbeo, quasi dello stesso colore dell’acqua, due fluidi uguali, solo di densità diversa che si affannano uno nell’altro, rincorrendosi come se ognuno cercasse di sopraffare l’altro, come in certe lampade fluorescenti che ipnotizzano lo sguardo.
Il mare era tutto, era il sogno ed ero io, insieme danza e danzatore, spettacolo e spettatore.
Sogno in verità spesso il mare in tempesta, ma questa volta la visione si è improvvisamente mutata in incubo quando mi sono sentito fisicamente precipitare, e cadere immerso in quell’uragano di movimenti, sballottato dai marosi come una foglia in un tornado, percepivo una mancanza d’aria tremenda, un angoscia e una incredibile paura di morire così, perduto nei neri abissi senza fondo.
Poi l’incubo si è trasformato in visione quando mi sono sentito afferrare tra le onde e trascinare sul fondo da due azzurre e delicate braccia, appartenenti a una specie di sirena, anche se qui il ricordo si fa più nebuloso, ricordo distintamente solo una enorme massa di capelli scuri ondeggiante nell’acqua profonda, capelli che sembravano godere di vita propria, come minuscoli serpenti di una novella Medusa. Poi due grandi e profondi occhi bianchi e due piene labbra nere, i cui baci appassionati e intensi mi offrivano l’aria che anelavo e insieme mi precipitavano ancora più nell’abisso.
È decisamente vero che gran parte dei nostri sogni li viviamo con assai maggiore intensità della nostra stessa esistenza da svegli, e come scrisse Shakespeare: potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e considerarmi un monarca d’infiniti spazi, se non facessi brutti sogni.
Certo ora a qualcuno pungerà vaghezza di chiedersi come sia finita con la sirena…
Tutto tutto non lo ricordo, ma sicuro deve aver goduto molto, perché faceva continuamente…
AAAAAAAOOOOOHHHAAAAAAAOOOOOOHHHAAAAAAAAAAH!!!

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Written by Michele

21 novembre 2013 a 14:29

Pubblicato su pensieri

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12 Risposte

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  1. questi sono i residui di Sabato ehehehe 🙂

    Paola

    22 novembre 2013 at 21:40

  2. Aaaaaaaaaaaa, ma sei troppo forte! Mare in tempesta e sirena..Passione e amore, vita e trasgressione. Può essere un sogno, ma può essere anche la realtà. Quella che desideriamo.

    fulvialuna1

    21 novembre 2013 at 20:49

  3. Mi piace quando l’incubo si è trasformato in visione…
    : D 😀
    Nicola

    Nicola Losito

    21 novembre 2013 at 17:59

  4. povera sirena…

    itacchiaspillo

    21 novembre 2013 at 16:47

  5. ahahahahaha…..sei tremendo! Buona giornata!

    Silvia

    21 novembre 2013 at 14:55


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