Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

La raccolta dei miei racconti erotici

L’uomo che bussava ai cocomeri

Il sorriso, la paura, la passione, il peccato e la fantasia.
Sono le cinque profonde, irrinunciabili e irresistibili emozioni tra le quali si snodano i 29 racconti erotici contenuti nel libro, declinati nei più vari generi di narrativa, dall’ironico all’horror, dal fantasy al noir, dalla fantascienza allo storico, per giungere anche alle scure profondità della perversione e alle golosità della cucina.
Perché il mondo è caos.
Esiste per fare a pezzi ogni cosa in un ribollire di entropia.
Ma noi volendo possiamo risistemare il puzzle delle nostre esistenze con l’erotismo,  la fantasia e la passione.
O almeno incastrare i pezzi migliori per vedere l’effetto che fa.

dal Primo capitolo:
Io scrivo di Eros perché l’erotismo è qualcosa di assolutamente importante nella vita, non per il piacere fisico in sé, ma per il desiderio, la passione e la fantasia.
Il sesso è in fondo solo ginnastica, il desiderio è profonda e irrinunciabile forza del pensiero.
E la forza del pensiero ha un immenso potere, può far sognare e permettere di compiere qualsiasi cosa.
Scrivere, in fondo, è la mia ecstasy, la mia marijuana, il mio narghilè o la mia pipa d’oppio.
È la mia personale, estatica ed estraniante droga.
È il mio vizio.
È la mia ebbrezza alcolica.
È il mio sfiorare menti sconosciute, accarezzarle, stuzzicarle e condurle a qualche emozione.
È il mio indulgere in tentazione, il mio peccato, la mia confessione e insieme assoluzione.
È la mia preghiera al dio che risiede nella mia testa.
È l’evocazione dei miei demoni più oscuri, gridata a volte nelle notti più nere, permeate di innominabili pensieri.
È uno dei modi che conosco per fare l’amore con me stesso, perché dopo mi rimane l’odore dell’estasi sulle dita, mentre conduco il mio corpo in luoghi dove non sto respirando davvero, con illusioni che diventano però infinite sensazioni.
È il mio modo di vivere un’emozione speciale, profonda, personale e intima, persino più del sesso, che tante volte si fa senza pensare e senza sapere quali misteri e meraviglie possa racchiudere.
Scrivendo, mi spoglio totalmente, restando persino più nudo del nudo, molto più di quando mi tolgo semplicemente i vestiti. Esposto, ogni difetto, ferita e intimo segreto, emerge.
È il tempo, che passa e scorre via via che si rincorrono le dita sulla tastiera, perché ogni carattere alla sinistra di quello che sto scrivendo, ogni lettera alla sinistra di quello che state leggendo, è il passato, mentre lo spazio vuoto, bianco che appare sulla destra, la prossima lettera, è il futuro. La penna, l’inchiostro che macchia il foglio, o il dito che sta per appoggiarsi sui tasti, spinto dal pensiero, è il presente che, appena viene realizzato, smette di essere tale per diventare altro.
È l’atto malinconico per eccellenza, il vano, frenetico e fremente tentativo di trattenere nel presente tutto ciò che sta scivolando nel passato in maniera ineluttabile, per fissarlo e renderlo eterno, o almeno più duraturo.
È mettere la mia anima su un foglio, renderla un velo di carta, e strapparla, oppure accartocciarla, e farla rotolare via, come gettata in un angolo, oppure piegarla come una barchetta e lasciarla navigare in acque tumultuose, tra onde immani e tempeste perfette. Si potrebbe persino fare un aeroplanino, con la mia anima, e lasciarlo volare verso l’isola che non c’è. Perché scrivere, in fondo, è semplicemente il mio cammino, la mia seconda stella a destra, e poi dritto fino al mattino.

Michele Cogni

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Written by Michele

6 maggio 2017 a 11:08

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