Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

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Prigioniera dell’Ombra

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Esce oggi su tutti gli ebook store il mio ultimo racconto lungo:Prigioniera dell'Ombra

Prigioniera dell’Ombra

Al link Damster sopra trovate tutti i link ai vari store online. a ben 99 cent!
Invece di un caffè potrete assaggiare e gustare un piccante e appassionante racconto.

“….
L’aria era fresca e il piccolo sole saliva tra poche candide nuvole. Come sempre la stupì il fatto che la torre non era visibile da nessuna parte, questo poteva solo significare che il labirinto era più lontano da essa di quanto potesse immaginare. Scelse l’ingresso a ovest, per non avere il sole negli occhi, e si avviò tra le siepi. Iniziò girando a caso. Come sempre si imbatteva a tratti in statue curiose, situate in nicchie semicircolari lungo la siepe, oppure in qualche raro spazio più aperto, in cui trovava piccole fontane, panche di pietra e a volte persino qualche bassa costruzione. Curiosi Gazebo e piccoli padiglioni con all’interno quadri e altre misteriose e intriganti opere d’arte.
La cosa strana era che, anche rifacendo lo stesso percorso, o almeno le sembrava di farlo, le statue e le altre meraviglie architettoniche erano sovente differenti, come se il luogo mutasse di continuo mentre lo percorreva. Dopo qualche ora di svolte casuali e dopo aver visitato un piccolo padiglione mai visto prima, con all’interno dei dipinti davvero incredibili per l’emozione intensa donata da quei colori così cupi ma vividi insieme e lo sconvolgente realismo e umanità delle figure rese con una imperfetta perfezione davvero estatica, giunse a un piccolo spiazzo, con al centro un piedistallo sormontato da una splendida scultura di pietra nera.
Si avvicinò, salendo i due gradini del piedistallo, fino a trovarsi di fronte alla statua. Si trattava di una figura maschile, atletica. L’uomo, completamente nudo e dal volto concentrato, quasi corrucciato, tendeva i muscoli con le bracia aperte a compasso e, nella destra, stringeva un sottile giavellotto di metallo brunito. Gabie sfiorò con le dita la perfezione del corpo scolpito, il torace muscoloso, i cui capezzoli parevano quasi veri da tanto erano perfettamente e minuziosamente cesellati. Le sue mani percorsero i tesi muscoli delle braccia, gli accarezzarono il viso, il naso sottile e adunco, la lunga barba riccioluta che scendeva in una punta, tesa anch’essa verso l’invisibile obiettivo del suo lancio. Poi le dita di lei scesero, lungo i muscoli delineati del petto e del ventre, fino a entrare in contatto con il liscio pene, proteso verso il basso, in posizione di riposo, ma comunque sporgente.
Lo accarezzò, lasciando che la mano scivolasse dietro, scoprendo la perfezione della scultura anche nei punti più celati, stringendo tra le dita i marmorei testicoli e abbracciando inconsciamente la scultura. Il desiderio tornò a infiammare la sua mente, l’interno delle sue intime labbra si inumidì profondamente e lei premette il suo corpo, in modo voluttuoso, contro l’uomo di marmo.
…..”

 

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Written by Michele

17 novembre 2014 at 10:46

L’unico vero frutto dell’amor

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Mi piace spogliarla piano, gustandomi ogni anfratto, ogni curva e ombra della sua pelle.
Ma inevitabilmente gli occhi, i desideri finiscono per concentrarsi lì.
Perché la fica è il paesaggio!
Non è possibile trascurarla, non perdersi felicemente tra i suoi argini e dirupi, le sue liquide cascate da scendere e i pendii da risalire, con occhi, dita labbra e lingua.
Perché è impossibile resistere dal leccarla, dall’immergermici dentro facendone il fulcro del pensiero e desiderio.
Aprirla e stuzzicarla, come stessi suonando il più dolce e intenso degli strumenti.
Liberarla così dal vuoto che l’accompagna riempiendola di me.
Perdendomi con lei in lussuria. Fino a giungere all’apice del piacere.
Cosicché tutti i discorsi, i desideri, le parole e i sogni finiscano sulla punta della lingua.
Perché la fica è un ossimoro, insieme morbida e dura.
Morbida da leccare, dura farsela dare.

Written by Michele

24 maggio 2014 at 13:11

Pubblicato su pensieri, racconti

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Suite n°1

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suite n1Scrivo, ebbene sì, ultimamente ho ripreso a scrivere un poco più intensamente.
Ho da poco terminato un ultimo racconto, ovviamente erotico (per chi non sapesse ancora di questa mia scrittoria passione).
Qualcuno si chiederà perché questa passione per L’eros.
Troppi vedono l’erotico solo come un semplice e stimolante risveglio sessuale, stuzzicamento della fantasia.
Io vivo, concepisco, scrivo dell’erotico perché è la più profonda, intima, possente e irrinunciabile forza di vita, una forza che ci spinge e sprona a vivere lungo una direzione fondamentale, verso la piena consapevolezza di sé, dei desideri dei pensieri e delle emozioni, spezzando catene, vincoli e tabù assurdamente inculcati nelle menti da una risibile cultura vetero-religiosa il cui scopo è solo limitare e frustrare l’immensa passionalità che si cela in ogni essere vivente, l’istinto atavico e squassante che ribolle nelle nere profondità dell’animo.
Ecco perché stavolta ho spinto di più la fantasia, verso nuovi luoghi mai esplorati prima nello scrivere.
Il racconto: “Suite n°1” (a chi pungesse vaghezza di leggerlo può trovarlo cliccando il link del titolo o tra gli altri racconti a lato) è inizialmente ispirato a una splendida opera per violoncello di Bach, ma non mi dilungherò oltre nel svelarne la trama.
Quindi per chi ne avrà voglia, tempo e curiosità buona lettura, per gli altri buon lunedì.
Ma gli altri non sanno che perdono, perché io in fondo sono uno scribacchino non solo discreto, ma anche molto precoce.
Pensate che io ho imparato a scrivere molto prima di imparare a leggere.
Infatti scrivevo e mi chiedevo: ma che cazzo ho scritto?

 

Written by Michele

5 maggio 2014 at 11:14

Solo un piede

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Solo un piede

«Ma cosa vuoi davvero da me?»
Chiese la donna ridendo.
«Voglio un tuo piede».
«Solo? Solo quello? E che cosa ci farai?»
«Lo prenderò tra le mani, lo spoglierò dalla scarpa e lo accarezzerò piano, massaggiando e sfiorando. Poi avvicinerò la bocca lambendolo con le labbra. Prima la caviglia, facendo roteare piano la lingua intorno all’osso, lenta, su entrambi i lati. Poi bacerò e leccherò piano lungo il dorso, e sotto la pianta, creando sottili, umidi e segreti disegni. Tutto senza smettere mai di accarezzare e toccare. Infine mi dedicherò alle dita, partendo dal mignolo, leccandole, succhiandole e mordicchiandole piano una a una, ripetutamente, avanti e indietro».
«E poi? Che accadrà?»
Domandò ancora lei, un po’ più rossa in volto.
«Poi sarai tu a pregarmi di prendere tutto il resto di te!»

Written by Michele

3 aprile 2014 at 13:55

Parolando

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Narciso
parole di burro
si sciolgono sotto l’alito della passione
Narciso
trasparenza e mistero
cospargimi di olio alle mandorle e vanità

 

)

Noi siamo solitamente ancorati alla parola, certo qui su un blog è in effetti quasi l’unico elemento davvero in gioco, c’è sì la possibile presenza di una musica, un suono che crei una particolare atmosfera, che aiuti ad immedesimarsi e comprendere meglio emozioni o sensazioni, e naturalmente anche la possibilità di vedere attraverso immagini, foto o disegni, poi lo stesso colore, dimensione, combinazione del carattere di scrittura può modificare le percezioni.
Però quel che dona emozione e pensiero resta sempre il concetto scritto, il suono che le parole creano all’interno della mente di chi legge.
Eppure nella vita di ogni giorno anche i gesti assumono infinite e importanti potenzialità.
Qualsiasi gestualità del corpo accresce immensamente il potere e l’efficacia delle parole, di ogni discorso, e la stessa frase pronunciata nella completa oscurità, senza quindi poter visualizzare movenze ed espressioni di chi parla può assumere profondi e differenti significati.
Io inoltre sono un “gestomane” nel senso che tendo a gesticolare spesso e ampiamente mentre converso.
Per non parlare di tutti quei gesti che da soli, senza l’ausilio di parole hanno capacità comunicative immense, dai gesti di insulto, a quelli di amicizia o passione.
Penso all’estrema dote di sintesi di un semplice dito medio eretto in una mano alzata a pugno, oppure al dolce piacere di un abbraccio forte, sentito, carico di amicizia e affetto, o naturalmente al bacio, da sempre il gesto più intimo, più denso e carico di innumerevoli significati, e che spesso consente veramente di esprimere e comprendere quanto si prova davvero l’uno nei confronti dell’altra (o dell’altro nel caso che so, di Aldo Busi).
Io credo in verità molto nel potere di comunicazione del corpo, e sono fermamente convinto che in molti casi un movimento, un cenno valga veramente molto più di mille parole, principalmente in amicizia e amore.
Soprattutto in amore, quando anche un solo piccolo gesto può far comprendere così tante cose…
Come quando lei, per esempio, si sfila provocatoriamente il perizoma…

Written by Michele

12 marzo 2014 at 13:59

Pubblicato su pensieri

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24000 Baci? Pochi!

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U don’t have 2 be rich 2 be my girl
U don’t have 2 be cool 2 rule my world
Ain’t no particular sign I’m more compatible with
I just want your extra time and your . . .
Kiss!

Un bacio.
Ora, in questo uggioso lunedì mattina a casa avrei decisamente una voglia intensa, profonda, impellente di un lungo appassionato bacio.
Che poi cos’è un bacio?
Il solito apostrofo rosa tra due cioccolatini mangiati da Cyrano il Nasone o il piccolo gesto che può rovinare una vita, secondo il grande (e a volte un pelo cinico), Oscar Wilde?
Chissà, forse per alcuni il bacio è anche ciò che (eoni fa?) lei sognava di dare e di ricevere dall’uomo della sua vita, nel momento in cui il celebrante avrebbe dato il fatidico annuncio, “e ora lo sposo può baciare la sposa”, anche se, senza voler esagerare nelle generalizzazioni, almeno un bacio, come minimo, viene da sempre scambiato tra fidanzati e promessi sposi anche ben prima che il religioso o il funzionario di stato civile concedano la loro autorizzazione ufficiale e timbrata al contatto labiale.
Ma allora, chi aveva ragione, a proposito di baci, Cyrano de Bergerac o Oscar Wilde?
O
ppure il caro Pirandello che scriveva: Passammo ne la notte profumata per l’alta via tra taciti giardini, tu su l’omero mio leve poggiata, la bella testa da i capelli fini, io su le labbra tue volto a succhiare, come dal fresco calice d’un fiore, coi lunghi baci il pieno oblio dei mali.
Ecco, forse che un bacio consenta di succhiare il pieno oblio dei mali è un tantinello esagerato, ma a volte credo di aver davvero provato una sensazione simile.
Anche notevole il Dantesco: quando leggemmo il disiato riso, esser baciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi baciò tutto tremante.
Ma perché poi si trema baciando? (ed è vero, a me capita). Emozione candida o eccitazione che violenta si accende nel corpo?
Se è più accensione allora aveva ragione Tennyson: amore, fuoco una volta mi trasse con un sol, lungo bacio tutta l’anima di tra le labbra, così come il sole beve la rugiada.
Ma io, che adoro i baci in maniera incredibile, penso di trovarmi in realtà sempre più d’accordo con l’insaziabile Catullo: Dammi 1000 baci e quindi 100 e quindi altri 1000 ed altri 100 e poi di nuovo 1000 e ancora 100.
Sono pertanto un inguaribile ingordo di passione?
Credo proprio di sì.
Q
uindi lascio qui bacio speciale, a chi lo saprà accettare, desiderare e soprattutto ricambiare.
Senza mai dimenticare che il bacio è come il francobollo…
Senza la lingua non attacca!

 

Written by Michele

27 gennaio 2014 at 10:08

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Sogno o son Destro?

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Le tue strane inibizioni
non fanno parte del sesso
i desideri mitici di prostitute libiche
il senso del possesso che fu pre-alessandrino
la tua voce come il coro delle sirene di Ulisse m’ incatena
ed è bellissimo perdersi in quest’incantesimo


E’ stata una notte agitata, ricca di sogni vividi e persistenti, quelli che preferisco, che non svaniscono come nebbia nei lenti momenti del risveglio, quando ti sembra di ricordarli ancora bene e invece, con estrema rapidità, ogni particolare sfugge alla mente incapace di trattenerli.
Questa notte ho sognato un tremendo mare feroce, i cui colori oscillavano continuamente tra il blu e il grigio. Una grande tempesta, un maelstrom degno di Melville con onde immani spinte da un gelido vento del nord che, come impazzite, si riversavano spumeggianti in un cielo grigio, plumbeo, quasi dello stesso colore dell’acqua, due fluidi uguali, solo di densità diversa che si affannano uno nell’altro, rincorrendosi come se ognuno cercasse di sopraffare l’altro, come in certe lampade fluorescenti che ipnotizzano lo sguardo.
Il mare era tutto, era il sogno ed ero io, insieme danza e danzatore, spettacolo e spettatore.
Sogno in verità spesso il mare in tempesta, ma questa volta la visione si è improvvisamente mutata in incubo quando mi sono sentito fisicamente precipitare, e cadere immerso in quell’uragano di movimenti, sballottato dai marosi come una foglia in un tornado, percepivo una mancanza d’aria tremenda, un angoscia e una incredibile paura di morire così, perduto nei neri abissi senza fondo.
Poi l’incubo si è trasformato in visione quando mi sono sentito afferrare tra le onde e trascinare sul fondo da due azzurre e delicate braccia, appartenenti a una specie di sirena, anche se qui il ricordo si fa più nebuloso, ricordo distintamente solo una enorme massa di capelli scuri ondeggiante nell’acqua profonda, capelli che sembravano godere di vita propria, come minuscoli serpenti di una novella Medusa. Poi due grandi e profondi occhi bianchi e due piene labbra nere, i cui baci appassionati e intensi mi offrivano l’aria che anelavo e insieme mi precipitavano ancora più nell’abisso.
È decisamente vero che gran parte dei nostri sogni li viviamo con assai maggiore intensità della nostra stessa esistenza da svegli, e come scrisse Shakespeare: potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e considerarmi un monarca d’infiniti spazi, se non facessi brutti sogni.
Certo ora a qualcuno pungerà vaghezza di chiedersi come sia finita con la sirena…
Tutto tutto non lo ricordo, ma sicuro deve aver goduto molto, perché faceva continuamente…
AAAAAAAOOOOOHHHAAAAAAAOOOOOOHHHAAAAAAAAAAH!!!

Written by Michele

21 novembre 2013 at 14:29

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Ricette pensieri e idiozie

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Sono solo [Luoghi]. Altrove. @LapostrofoAura

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