Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

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Anno e via

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E se quest’anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch’io.
L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità 

E così anche il 2013 volge al desio.
Quindi lascio un abbraccio sincero a tutti coloro che nell’arco di questo anno sono passati di qui e hanno dedicato un po’ del loro prezioso tempo a me, alle mie farneticazioni e alle mie fantasie, sperando che questo tempo sia stato il più piacevole possibile e che ne vivremo altro insieme in futuro.
Eviterò di sperticarmi in auguri di rito, o di impelagarmi nei cosiddetti propositi per il nuovo anno, che intanto hanno la spiacevole tendenza a rivelarsi belli, colorati e sognanti ma effimeri come bolle di sapone.
Mi limiterò a invocare un meraviglioso nuovo anno, che sia ricco di emozione, felicità e passione, non dico migliore, perché riflettendoci bene è consuetudine antica augurarsi e augurare che l’anno nuovo risulti migliore del precedente, ed è curioso pensare che in fondo nella storia dell’umanità non ci sia mai stato un anno così piacevolmente ben riuscito da chiedere il bis.
Pertanto leviamo i calici e brindiamo a me.
Troppo narcisistico?
Vabbè, beviamo allora a tutti noi, e soffi pure il vento, ormai si gonfino i flutti e balli il legno! La tempesta è in atto e tutto è affidato al caso. (dotta citazione, e vediamo chi la ricorda).
Arrivederci quindi al prossimo anno (cioè in fondo a dopodomani) e un bacione a tutti.
E se potete, mi raccomando, divertitevi ragassi!
Siam mica qui a fare un fioretto per sciabolare lo champagne!

Written by Michele

30 dicembre 2013 at 13:27

Pubblicato su pensieri

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Capodanno

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Fly me to the moon
let me play among the stars
let me see what spring is like
on a-jupiter and mars.
in other words, hold my hand
in other words, baby, kiss me…

Anche questo anno volge al termine, ma non vi annoierò con buoni propositi (e quando mai poi li si realizza davvero?) o elenchi simili, che poi l’unico proposito che si dovrebbe fare davvero è vivere, vivere intensamente e pienamente, perché come scrisse il poeta, chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza…
Ma cogliere la vita, succhiarne lo stesso midollo per assaporarla pienamente lo si dovrebbe fare ogni giorno, ogni attimo e non solo nell’imminenza di un nuovo anno.
Che poi a ben vedere si tratta come sempre solo di numeri, numeri che così, casualmente demandano ad un attimo preciso una connotazione temporale totalmente arbitraria, quindi avulsa completamente dalla realtà dello scorrere continuo e inesorabile del tempo.
In verità poi, non vorrei nemmeno impelagarmi in farneticazioni filosofiche (pena il probabile abbandono della lettura del 99% dei lettori).
In fondo poi ciò che importa, come sempre, è chi passa di qui e legge, chi per qualche istante si appropria di quella infinitesima parte di me che appare così esposta al mondo, e dall’alto (o basso?) del mio caos ordinato (ossimoro che però mi definisce in pieno).
Pertanto in concomitanza di una imminente notte patinata di brindisi ipocriti, spesso inutili, e auguri di circostanza, pregherei tutte le fanciulle di non entrare nel mio blog struccate e spettinate, oppure nude.
Perché nel primo caso non vi farei entrare, nel secondo decisamente non vi lascerei più uscire.
Eppure vorrei davvero partire, fuggire lontano, prendere al volo un qualsiasi mezzo per poi scendere casualmente, appena giunto in una qualche piazza sconosciuta, fredda e magica insieme.
Allontanarmi così, lasciando la vita quotidiana con un palmo di naso, ad aspettarmi, correre via, come una mina vagante carica di desideri, curiosità, fantasie e emozioni da vivere e rivivere.
Andare così a caso, ad assistere a qualche spettacolo che mi affascini, a vedere qualche dipinto che mi incanti, a sentire qualche concerto che mi sconvolga, a vivere qualche trasgressione che mi danni l’anima.
Voglio perdermi in qualche nei vicolo angusto, in botteghe remote, stregate aperte fino a tardi, nello sguardo di una sconosciuta incrociata per caso, e magari nel suo eventuale gratuito sorriso.
E chissà, poi sfiorarle le mani passandole accanto, incantarla con occhi carichi di dolce lussuria, dare scandalo con intensi e frementi baci e con mani che fingono di essere state casualmente dimenticate in luoghi peccaminosi.
Fuggire, almeno per qualche breve giorno dalla consuetudine che divora la fantasia, esplorando l’ignoto del profondo animo umano.
Proprio così, fuggire come un’animale selvaggio e terribile nella foresta oscura, come un feroce gattopardo, che tra le fiere è la fiera più fiera, quella quindi con maggior fierezza…
E per chi pratica la caccia grossa è decisamente una preda ambitissima e quasi imprendibile.
Perché il gattopardo si occulta abilmente tra la vegetazione e per stanarlo serve un canepardo…

 

Written by Michele

29 dicembre 2012 at 14:06

Pubblicato su pensieri

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