Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

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Sognandomi addosso

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La porta dei sogni
La porta dei sogni
La porta dei sogni chiudila tu

Questa notte ho sognato molto.
Sogni molto agitati, un ludibrio di membra intrecciate, passione e piaceri che si mescolavano incessantemente.
Due corpi nudi intrecciati, che si univano e intrecciavano in ogni modo possibile e immaginabile.
Uno era decisamente il mio, l’altro era avvolto nell’ombra del sogno, ma si avvinghiava a me, baciava, mordeva, graffiava, e poi baciava ancora, e su tutto, ovattato come nella nebbia di un caldo vapore, un profumo.
Un sentore dolce di zucchero, zucchero a velo forse, o più probabilmente filato.
Ricordo bene quando da bambino restavo incantato davanti alla macchina dello zucchero filato.
Come quel semplice e sottile lungo bastoncino si ricopriva rapidamente di scie di bianca dolcezza, come una nuvola di golosità, pronta a ricristallizzarsi e sciogliersi poi al contatto caldo con le labbra e la lingua, un piacere così simile al sesso orale, ora mi rendo conto.
Sesso orale, che adoro…
E che
è poi decisamente più interessante e piacevole di quello scritto…

Written by Michele

10 novembre 2014 at 10:55

Incubando l’Incubo

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Notte strana quasi lugubre
senza luna, stelle, lucciole
prego che tu non ti accorga mai
dei miei fari dietro che ti seguono
Mi stai scorrazzando fuori città
chissà questa dove mi porterà

Questa notte, forse a causa delle abbondanti libagioni pasquali, dopo molto tempo forse anni, non ricordo bene, è tornato a tormentare il mio sonno l’incubo che da bambino chiamavo con timore “la seggiovia”.
In realtà non ha molto dell’incubo, o almeno ce ne potrebbero essere di decisamente più terrificanti, però questo aveva il potere di angosciarmi immensamente da bambino, e lo ha mantenuto ancora adesso.
Il sogno poi è di una semplicità quasi disarmante: ci sono solo io e mi trovo su questo piccolo, fragile seggiolino sospeso a una infinita fune metallica in salita verso il nulla.
E risalgo lentamente, incessantemente, nel grigio più totale e nulla si vede intorno, solo in qualche raro momento mi pare di scorgere delle vette lontane, ma solo con la coda dell’occhio e se cerco di fissarle spariscono.
E risalendo questa interminabile seggiovia l’angoscia aumenta, diventa quasi un fastidio fisico, come mancasse l’aria o avessi la gola gonfia.
È stano, non lo ricordavo nemmeno più, era molto che non pensavo a quello che è stato il mio primo vero incubo ricorrente, e le prime volte ero davvero molto piccolo.
Ancora adesso poi non so perché mi atterriva talmente da farmi svegliare e farmi persino stare male fisicamente.
E in tanti anni, oltre tutto, non ho ancora scoperto dove cazzo porta quella maledetta seggiovia.
Credo proprio che se oggi fosse ancora vivo Sigmund Freud avrebbe qualcosa di importante da dire.
Direbbe sicuro:
«Però! Sono ben longevo!»

Written by Michele

21 aprile 2014 at 11:04

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Cadendo

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Cadendo

Il dolore della caduta riaffiora.
La mia mente è stordita, confusa.
Tutto ciò che vedo è bianco, una immensa pagina bianca che si estende a profusione nei miei ricordi.
Vi sprofondo, la sfioro. Cedevole si adatta al mio pensiero.
I miei battiti rallentano, si adattano al respiro. Respiro? Sì, aria fresca entra ed esce dalle mie labbra.
La paura abbandona piano il mio corpo mentre stringo e rilascio le dita, inarco il collo, muovo le gambe e mi rialzo lentamente.
Gli occhi mi fanno ancora male, li stringo poi provo ad aprirli.
La luce del sole li ferisce, lacrime copiose offuscano la mia vista.
Mi lecco le labbra, ingoio saliva che come un suono struggente, indefinibile risuona dentro di me.
La vista piano inizia a tornare e vedo qualcosa che oscilla davanti a me.
Una piuma bianca, leggera e impalpabile volteggia davanti ai miei occhi.
Volto la testa verso la mia schiena e le vedo, ci sono ancora, bianche… ancora bianche.
Le mie ali.

Written by Michele

24 marzo 2014 at 10:52

Sogno o son destro?

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Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m’alzerò
C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

Non è meglio risalire i fiumi invece di lasciarsi trasportare verso la foce?
Essere uno di coloro che hanno sogni, che amano averli, che non vivrebbero davvero senza?
Quanti ce ne sono stati di sognatori nel mondo, infiniti, e proprio loro sono quelli che l’hanno ispirato, spinto ad andare avanti.
Perché solo chi sogna può riuscire ad emozionare con le parole, creare qualcosa che non si sia mai visto prima, può estasiare con un verso, far volare chi è stato costretto a terra dalla natura, innalzare torri di cristallo per salire in alto nel cielo, o vedere nuove terre sconosciute oltre i mari.
Chi sogna è sempre oltre, un passo avanti, anche se visto con sospetto, con invidia e odio da chi non è capace di sognare arditamente.
Non pensa troppo alla morte, e nel caso deve fare di più, molto di più prima che il tempo sfugga e scivoli via tra le dita, con la sola paura di non riuscire
a vivere tutti i sogni, a dimenticare di sognarne alcuni, perché chi sogna davvero è come un creatore, costruttore di vita e di sogni.
Senza dubbio preferisco essere un sognatore fra i più umili, immaginando quel che avverrà, piuttosto che essere signore fra coloro che non hanno sogni e desideri.
Perché il mondo generalmente vede le cose e spesso si chiede: perché?
Io sogno ciò che non è mai esistito prima e mi dico: perché no?
«Ma dimmi la verità, con tutti questi sogni, sei Felice?»
«Felice? No, io sono Michele!»

Written by Michele

1 marzo 2014 at 13:05

chi di Neve ferisce…

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Oh, the weather outside is frightful,
But the fire is so delightful,
And since we’ve no place to go,
Let it snow, let it snow, let it snow.

Ed ecco giungere la neve, come previsto.
Guardo attraverso la finestra e mi piace perdermi nell’osservare quel delizioso susseguirsi di fiocchi candidi, tutti apparentemente uguali ma in realtà intimamente diversi uno dall’altro, proprio come gli uomini del resto.
Teneri piccoli fragili fiocchi che però uniti insieme possono travolgere ogni cosa, a volte persino inesorabilmente e crudelmente nonostante la loro intrinseca innocenza, perché in fondo nessun fiocco di neve in una valanga si sente responsabile.
E questo come assomiglia alla violenza del branco umano, quando la folla commette atti che forse ben pochi dei suoi componenti oserebbero da soli.
Certo continuando a guardare il candido manto che arriva penso anche ai consueti problemi imminenti, traffico incasinato, calo del lavoro in negozio (si preannuncia un pomeriggio noioso e deserto, che mi sa sfrutterò per terminare un racconto) e domani probabili spalate, per non parlare dell’orrido misto di fanghiglia nera che resta poi quando la neve inizia a sciogliersi sulle strade, ma il suo fascino resta comunque immenso perché la neve, soprattutto quando scende così, impetuosa e fitta a immensi fiocchi, ha il potere di mettermi di buonumore, farmi tornare fanciullo.
Resto poi tuttora convinto che una passeggiata notturna, sotto la neve e mano nella mano con una persona speciale (preferibilmente del sesso opposto) sia un piacere infinito e un momento di vera beatitudine, da terminare con  un bel bacio appassionato sotto la neve, con i dolci freddi fiocchi che scivolano sulle labbra unite e sulle palpebre chiuse.
Senza contare che quando guardo cadere la neve mi sento stranamente molto vicino al modo di pensare femminile…
Divento improvvisamente anch’io interessato a: “quanti centimetri” e a “quanto durerà”…

 

 

Written by Michele

29 gennaio 2014 at 14:27

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Dormirti addosso

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Rien ne va plus
Rien ne va plus
Potremmo sbilanciarci e dire ‘pour toujours’,
ma attenti a non sbagliare qualche accento,
attenti a non lasciarci spettinare dal vento.
Però….. qualcuno poi sutura le ferite,
c’è qualcuno da fuori
che ci aspetta alle uscite,
come il giocatore sconfitto c
he si allena per nuove partite.
La portinaia che ci dice ‘buongiorno’
e il girone di andata fa posto al ritorno;
sta decollando un satellite e gravita attorno.

 

Questa notte, a letto, seppur stanco dalla mirabolante prestazione a calcetto e dalla pantagruelica cena che ne è seguita, condita peraltro da abbondante prosecco e conclusa con un ottimo rum, non sono riuscito ad addormentarmi subito.
Pensieri, desideri, fantasie hanno avvolto la mia mente come la coperta di Linus, ma qui vi stupirò con effetti speciali, perché contrariamente al solito, non si è trattato di visioni e immagini erotiche, di passione e lussuria.
Oddio, un poco sì, lo ammetto, ma la verità è che avevo più che altro voglia di una presenza accanto, di un corpo nudo, caldo, femminile su cui accoccolarmi, da stringere, sulla cui schiena e collo poggiare le mie labbra, il mio naso.
Per imprimere il profumo della sua pelle in me, accogliere il suo calore sul mio, rompere così il muro del sogno per scoprirla accanto. In fondo mi sono accorto di aver davvero voglia di una sola cosa.
Volevo solo dormirle addosso.
Anche se possibilmente senza schiacciarla nel sonno…

 

 

 

Written by Michele

25 settembre 2013 at 14:08

Dreamcatcher

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Io quando sogno non ho età
dentro a miei sogni non ho età
Esco dal corpo e vado via
passo volando il mare

Oggi mi sono svegliato decisamente esaltato, dopo una notte foriera di sogni intensi, forti e passionali, che purtroppo diversamente dal solito mi sono sfuggiti, scivolati via come sabbia tra le dita nel momento del risveglio.
Ricordo di averli avuti ancora un attimo nella mente, completi, bellissimi e poi, come una pellicola cui viene accostato un fiammifero, hanno immediatamente preso fuoco e in un istante si sono volatilizzati, lasciando solo un ricciolo di profumato e piacevole fumo.
Occorrerebbe davvero avere un Dreamcatcher, qualcosa che afferri, trattenga e conservi i sogni, per poterli poi rivedere e rivivere con calma, con lo stesso piacere che si prova rileggendo un vecchio libro amato, e riguardando un film che ci ha lasciato una forte emozione.
E magari persino poterli mostrare, far scoprire e vivere ad altri, come una personale intima realtà virtuale donata a una persona speciale (magari l’oggetto dei suddetti sogni), sarebbe questo un vero dono di Morfeo, dio dei sogni oltre che del sonno.
Chissà, magari un giorno si potranno persino visualizzare in un futuro blog ipnoelettronico, i propri sogni profondi a disposizione di chi passa. Forse questo sarebbe troppo, non so se mi piacerebbe, anche se avrebbe indiscutibilmente un grande fascino voyeuristico.
Anche perché il sogno è un nuovo misterioso e parallelo mondo, un teatro dove il sognatore è allo stesso tempo la scena, l’attore, il suggeritore, il direttore di scena, il manager, l’autore, il pubblico e il critico.
E poi sono certo che coloro che sognano anche di giorno sanno molte cose che sfuggono a coloro che sognano di notte soltanto.
Peraltro pare, da recenti ricerche, che molte donne vorrebbero semplicemente sognare insieme agli uomini, senza neppure andarci a letto…
Occorre quindi far loro presente con decisione l’assoluta l’inattuabilità di questo proposito…

Written by Michele

1 agosto 2013 at 14:02

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