Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

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Uno tira L’altro

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cioccolatiniIn questi giorni di Chocoday a Novi, con il negozio che rigurgita di cioccolatini, perché la cosa più bella del weekend del chocoday è che mi portano una sacchettata di cioccolatini da urlo, mi rammento di Forres Gump, e il suo: La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai che ti capita.
E pensandoci potrei andare oltre!
La vita è in fondo è proprio come un cioccolatino.
Può essere forte, con caffè amaro dentro.
Allegra, con una ciliegia intinta nello sherry.
Inebriante, con abbondante ripieno di rum scuro.
Croccante, con deliziose nocciole.
Esotica, ai profumi di cannella e zenzero.
Seducente, con pizzichi di peperoncino e labbra morbide a porgertelo.
Stupefacente, con misteriosi proibiti ingredienti.
Triste, senza zucchero e alla soia.
Divertente, se Ambrogio arriva con una piramide di dolcezza
Amara ma intensa, solo puro fondente nero.
Dolcissima, al latte e con morbido scioglievole ripieno.
Estatica e irripetibile, quando ti mangi tutta la scatola e trovi un secondo strato sotto il primo!

 

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Written by Michele

11 ottobre 2014 at 13:14

Pubblicato su pensieri

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Cuoco

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Cuoco

– Tu che sei un così bravo cuoco, mostrami una bella ricetta erotica, dai! Insegnami!
Qualcosa di piccante e stuzzicante, che faccia impazzire.
– Ma certo, ecco appoggiati al tavolo e inizia a fare a cubetti regolari questo cioccolato fondente.
– Allora è un dolce? Bello, mi piace.
Ma? Ma?
Perché mi spingi giù?
Perché mi sollevi la gonna?
Perché mi abbassi le mutandine?
Perché…? Perché…
Certo che è stata una ricetta davvero profondamente erotica, e molto molto gustosa.
Ma perché ho dovuto fare a cubetti il cioccolato?
– Perché io adoro il fondente nero con il Rum dopo l’orgasmo.

Written by Michele

24 aprile 2014 at 13:34

Goloso o non goloso? Questo è il dilemma

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Principio e radice di ogni bene
è il piacere del ventre.

(Epicuro, Lettera sulla Felicità)

E mi sa che il vecchio Epicuro se ne intendeva parecchiotto, e questo vale per entrambe le interpretazioni che si possono dare alla sua frase.
Ebbene sì, lo confesso, sono un goloso.
Il buon cibo e le buone bevande mi donano un piacere fisico, quasi equiparabile a quello amoroso (fermi! ho detto quasi!).
E poi amo azzardare, creare nuovi assaggi e nuove golosità, e come chiamare se non goloso azzardo una delle mie creazioni più sublimi,colombasandwich che ogni anno a pasqua torna a deliziare la mia gola?
Il mitico, irrinunciabile, indescrivibile panino di colomba e uovo nocciolato lindt!
Di cui vedete qui a lato un pratico esempio.
E vi assicuro che se non avete mai deliziato il vostro palato con il connubio di colomba e cioccolato vi state perdendo un frutto del giardino delle delizie.
Perché come mi ha detto una carissima amica su facebook alla vista di questa foto (ebbene sì, ho diffuso la creazione su ogni media conosciuto, per donare al mondo la mia golosa saggezza), “questo sandwitch è la prova vivente che io non crescerò mai”!
E infatti intendo mantenere perpetuamente il mio lato fanciullescamente entusiasta e disarmante, proprio per sempre.
E se mai dovrò un giorno perderlo ho deciso che mi ucciderò io stesso.
Impugnerò 44 magnum e via…
Uno a uno me li mangerò tutti!

Written by Michele

23 aprile 2014 at 14:03

È sempre meglio un uovo oggi!

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uovoEd eccoci così quasi a Pasqua
E ovviamente il simbolo ormai classico della pasqua è lui, l’immancabile goloso sorpresadotato uovo di cioccolata.
Io però da moltissimo tempo ho un particolare rapporto con le uova di pasqua, le adoro certo, soprattutto l’immancabile nocciolato metà fondente metà al latte della Lindt che immancabilmente, come da pluridecennale tradizione, la mia mamma mi regala ogni anno, me l’ha portato giusto stamattina.
E a chi eventualmente pensasse se non sono ormai troppo grande per l’uovo di pasqua, rispondo seriamente che mica devo entrarci dentro!
Ma tornando a monte, c’è sempre un piccolo però che mi perseguita fin da una lontana pasqua del 71 (o 72 non ne sono certo).
In quell’anno, come capitava sempre da piccolo per le vacanze pasquali, mi trovavo a Rapallo (dove possiedo una casa) insieme ai miei nonni paterni (che si trasferivano a Rapallo per tutto il periodo invernale), in attesa che la domenica di pasqua i miei genitori e i miei zii ci raggiungessero per festeggiare come da vecchia tradizione di famiglia la pasqua laggiù.
Come sempre (normale per un bambino di 5 (o 6) anni, l’attesa spasmodica era proprio per l’uovo che sarebbe arrivato insieme ai miei la domenica mattina e anche quell’anno non fece eccezione, o meglio in effetti ci fu un arrivo eccezionale, perché mio zio con una botta immensa del suddetto aveva vinto il primo premio della pasticceria Vercesi (una delle migliori di tortona che oltre tutto si trova accanto al mio negozio) consistente in un immane, mirabolante, gigantesco uovo di pasqua, la cui altezza superava la mia di almeno quattro dita.
Immaginate la mia gioia sfrenata di bambino (sono oltre tutto sempre stato un bambino estremamente allegro, ma quella volta…) nel vederlo entrare dalla porta.
Mai, nemmeno nei sogni più sfrenati, avevo pensato potesse esisterne uno di tali dimensioni inusitate, ed era tutto mio! Soprattutto la sorpresa che ero certo sarebbe stata bellissima, superba e imperdibile, proporzionatamente alle dimensioni dell’uovo.
Fu una cena stressantissima, perché tutto quello che desideravo era finisse in fretta per procedere alla fatale rottura,
Finalmente, dopo una (per me) lunghissima attesa, giunse il momento fatidico.
Vederlo senza la carta colorata fu sublime, un immenso ovale di cioccolato che mi attendeva inerme, e dovetti colpirlo molto forte con un pugno un paio di volte per riuscire a spezzarne la spessa dolce scorza, poi affondai ardentemente le mani all’interno per estrarne un grosso involucro rettangolare che lo aprii vorace, straziando la carta protettiva… per trovare all’interno una enorme tovaglia verde con tovaglioli per otto persone…
Questo mi provocò certamente una delle maggiori delusioni della mia infanzia, e da allora la sorpresa delle uova di pasqua ha perso gran parte del mistero e interesse per me, sovrastata dalla golosità del perdermi immancabilmente nel sapore di cioccolato alle nocciole.
Comunque… auguri di buona Pasqua a tutti, e di ottime sorprese, se non nell’uovo nella giornata!
E seguite un amichevole e utile mi consiglio:
A Pasqua siate buoni, salvate anche voi un agnello…
Fatevi una pecorina!

Written by Michele

18 aprile 2014 at 13:54

Caffè? Te? Me?

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Caffè? Grazie, ma non ne voglio questa sera.
Lo so, vado a dormire presto,
oppure salto il pasto e scappo via

Il caffè, profumata e desiderabile miscela, che da sempre è una di quelle cose che resta un mistero per me.
In effetti mi piace molto, però non provo mai quel “bisogno” di caffè che vedo pervadere la maggior parte delle persone che mi circondano, io in verità a casa nemmeno ho mai posseduto una caffettiera, non mi piace il caffè fatto con la moka, e sono quindi solito bere caffè quasi esclusivamente dopo cena, al ristorante, e qualche volta al bar, nel pomeriggio, generalmente poco dopo aver aperto il negozio.
Solo di recente ho investito in una magnifica macchina iperespresso Illy da tenere in casa, e devo ammettere che da quelle capsule esce un gran bel caffettino, anche se continuo a berne saltuariamente in casa.
Eppure è innegabile che mi piaccia, ma non ne sono “addicted” come direbbero gli anglosassoni.
In effetti mi rendo conto che su di me nulla è mai diventato davvero un vizio irrefrenabile, nemmeno il fumo ha mai fatto presa.
Ho fumicchiato qualche sigaretta da ragazzo, ma mai ho preso il “vizio”, e lo stesso vale certamente per alcuni piccoli “assaggi” di sostanze proibite, che possono essermi persino piaciute ma mai da farmene sentire un bisogno insopprimibile.
Che io sia immune all’assuefazione? O forse sono sempre così tante le innumerevoli voglie che mi aggrediscono quotidianamente che nessuna di esse potrà mai esercitare davvero un predominio assoluto sulle altre.
Certo che l’espresso del caffè al bar (specialmente quando trovo l’Illy) è decisamente eccellente, soprattutto se poi mutato in “bicerin” alla torinese (per chi non lo conoscesse si tratta di una delizia immane, di caffè e cioccolata fondente, la perfezione è tuffare un gianduiotto nella tazzina di caffè appena fatto).
Ma non va mai dimenticato che diffusi studi scientifici hanno comprovato che il caffè bollente riduce di due terzi la potenza sessuale di un uomo…
Prima gli brucia le dita e poi la lingua…

 

Written by Michele

16 gennaio 2014 at 14:24

Pubblicato su pensieri

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back from Bologna

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EOtto-in-cucina-libro-60-sfumature-di-gola-2013-10-10-000d è con viva e vibrante soddisfazione che sono tornato sabato da Bologna, dopo due eccellenti serate. Sia l’aperitivo di presentazione del libro sia la cena sono andati ottimamente.

Ambiente splendido a Ottoincucina, il piacere di una amichevolissima compagnia e una cucina davvero professionale in cui mi sono deliziosamente dilettato nel preparare numerose ricette dal mio libro per la gioia (si spera) dei partecipanti ai due eventi.

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L‘aperitivo si è sviluppato con piacevoli chiacchiere e bevute con amici di vecchia data e molte nuove piacevoli conoscenze, cui ho propinato dal libro diverse ricette, come l’insalata di patate e alici marinate allo zenzero, il tortino di fichi, caprino e cipolle rosse, le polpette patate e zenzero ai profumi indiani e le penne curry, piselli zucca e zenzero fritto, che hanno riscosso un notevole successo.

 

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Certo il clou però è stato la serata di venerdì, con la vera e propria cena afrodisiaca.

Dove ho ripetuto l’insalata di patate e alici marinate allo zenzero, poi gamberoni alla Michele, potage Pompadour, risotto birra zenzero e mortadella (scelta ovvia trovandomi a Bologna) e un azzardato ma gustoso filetto di maiale al cioccolato, per finire i cuori caldi di cioccolato con salsa di frutti di bosco e lingue di gatto (purtroppo questi sono stati la sola cosa non uscita esteticamente perfetta, ma visto che non ne è avanzato uno, non mi lamento).

insalata di alici marinate allo zenzero e patateOtto-in-cucina-cucina-afrodisiaca-2013-10-11-012Otto-in-cucina-cucina-afrodisiaca-2013-10-11-014Otto-in-cucina-cucina-afrodisiaca-2013-10-11-017Otto-in-cucina-cucina-afrodisiaca-2013-10-11-019cuori caldi di cioccolato

Ho peraltro davvero capito quale paiolo esagerato si facciano i cuochi professionisti, visto che per una cena per una dozzina di persone ho lavorato più di 4 ore nel pomeriggio, più la preparazione vera e propria durante la cena, protrattasi dalle 8,30 a quasi l’una, per fortuna tra la soddisfazione davvero commovente dei commensali paganti, e devo ammettere che, cucinare così, professionalmente per sconosciuti avventori paganti, è davvero cosa diversa dal farlo a casa per amici.
Ma si è instaurato uno splendido rapporto di chiacchiere e risate, e visto che il cibo (abbondante) è andato alla grande e che tutti hanno poi comprato una copia del libro avendone apprezzato le ricette direi che la soddisfazione è stata enorme, soprattutto mia.
Ma alla fine penso di cucinare bene anche perché da piccolo sono caduto in un burrone…
E mi sono unto tutto!

Written by Michele

14 ottobre 2013 at 11:27

io e la due giorni Bolognese

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Messaggio pubblicitario

sessantasfumaturedigolaEbbene sì, oggi niente post deliranti o onirici, ma mi autopromuovo, perché giovedì e venerdì sarò a Bologna per un paio di deliziose (si spera) iniziative di presentazione del mio libro di ricette afrodisiache.
Presso L’associazione enogastronomica Ottoincucina (via del Genio 8, Bologna)
Giovedì 10, dalle ore 18,30 un Aperitivo con la felsinea  presentazione del libro, e alcune delle ricette del libro come stuzzichino.

Venerdì 11, invece la vera e propria Cena Afrodisiaca, in cui cucinerò alcune delle ricette per i fortunati (si spera) commensali

E se qualche lettore si trovasse a passare dalle parti di Bologna e gli pungesse vaghezza di passare a trovarmi ne sarei oltremodo felice.
N
aturalmente mi impegnerò a fondo nel godermi il piacere delle preparazioni, perché in fondo cucinare è come fare l’amore: dev’essere fatto in totale abbandono o non fatto per niente.
Anche se prenderò la cosa con la consueta ironia e leggerezza, siccome più tempo e fatica ci vogliono a preparare la cena, più alta è la probabilità che gli ospiti parlino tutta la sera di altre cene a cui sono stati.
Mi resta solo un piccolo dubbio su una parte del dolce.
Perché la ricetta dice espressamente, una volta rotte le uova, di separare i tuorli, e poi di montare la Chiara…
Io quindi le ho telefonato, ma non ne ha voluto proprio sapere…

Written by Michele

8 ottobre 2013 at 14:07

Pubblicato su libri, pensieri

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