Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

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Dipende

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Depende
de qué depende?
de según como se mire, todo depende

Questa notte, invece di obliarmi con i soliti numerosi e sfrenati sogni erotici, ricordo di essermi trovato in una classe scolastica.
Praticamente stavo vivendo, direttamente da alunno, una parte del film l’attimo fuggente (film che adoro letteralmente), proprio quando il prof. Keating saliva sulla cattedra, ed esortava poi i suoi alunni a fare lo stesso, per mostrare come si debba vedere sempre ogni cosa da angolazioni differenti e come il mondo possa apparire diverso da lassù, guardando le cose da un’altra prospettiva.
Un po’ come nella canzone: da che parte quadri il mondo tutto dipende.
E in effetti è veramente così, spesso finché non si osservano le cose da altre angolazioni, magari dal punto di vista altrui non ci si rende veramente conto di come siano complesse e profonde.
E questi pensieri, uniti all’emozione di essere in piedi sulla cattedra, di fronte a tutti i protagonisti del film, mi hanno profondamente commosso ed esaltato insieme.
Il guaio è stato che, scendendo poi dalla cattedra, son caduto causando un’immensa ilarità tra i presenti e rovinando persino l’atmosfera magica e profonda della pellicola, e naturalmente svegliandomi!
E come James Dean in “casablanca” mi son chiesto:
Ma che cazzo ci faccio in questo film?

 

Written by Michele

6 ottobre 2013 at 10:12

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Salsapariglia!

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Penso che un sogno così non ritorni mai più
Mi dipingevo le mani e la faccia di blu

Salsapariglia!
Ho sognato la salsapariglia, e naturalmente di trovarmi ospite nel villaggio dei puffi durante una lauta cena di festeggiamenti.
Immagino che per molti (quasi tutti?) i lettori la salsapariglia sia qualcosa di totalmente sconosciuto, ma si tratta dell’originale unico alimento dei puffi, così com’erano stati creati in orgine (è una specie di foglia), ricordo ancora i primi fumetti di peyo, pubblicati in Italia mi pare negli albi ardimento (dove c’erano anche le mitiche storie del pilota di rally michel vaillant),.
I primi puffi, che si chiamavano in originale schtroumpft, apparvero come personaggi di contorno in alcune storie a fumetti di ambientazione medieval-fantasy, con protagonista un giovane cavaliere, Gianni (da notare la fantasia dei traduttori di allora) e il suo inseparabile piccolo scudiero Pirulli (e qui sulla traduzione non commenterei nemmeno), che appunto si imbattono un giorno nella foresta nel villaggio dei puffi (e da qui verrà tratto il primo lungometraggio animato sui puffi, il flauto a 6 puffe, che è un film troppo divertente), naturalmente i puffi di allora erano immensamente più piacevoli e divertenti degli orrori dei cartoni animati poi giunti in televisione.
Prevenendo eventuali illazioni, non avevo bevuto troppo ne mangiato pesante a cena (giusto salsicce affumicate alla griglia con patatine e crauti e un tris di Weizenbiere medie), però è certo che un sogno così era parecchio che mi mancava.
E mi è pure rimasta una gran voglia di salsapariglia.
Così vi puffo un augurio di buon puffoso pomeriggio, e mille puffi a tutti.
Certo resta da chiedermi, ma se fossi stato un puffo, che puffo avrei mai potuto essere?
Vista la scarsità quasi totale di puffe femmine, mi sa che avrei ripiegato certamente sul puffo cuoco.
E mi raccomando attenti d’ora in avanti, perché ogni volta che raccogliete un fungo, può significare lo sfratto esecutivo per una famiglia di puffi…

Written by Michele

24 aprile 2013 at 14:57

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Film da Sogno? o Sogni da Film…

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Penso che un sogno cosi
Non ritorni mai più
Mi dipingevo le mani e la faccia di blu
Poi d’improvviso venivo dal vento rapito
E incominciavo a volare nel cielo infinito

Parlavo di recente di sogni nei commenti a uno dei molti splendidi blog che seguo, e in verità io credo di essere un vero sognatore da competizione.
Ho sempre sognato davvero arditamente, e spesso tanto fu l’ardore che il sogno eguagliò l’atto!
Oltre tutto sogno molto spesso cinematograficamente, nel senso che vivo a volte veri e propri film nel sogno, qualche volta persino guidati e preordinati prima del sonno, anche se poi il più delle volte prendono direzioni inaspettate.
Uso questo sistema soprattutto per ideare i miei racconti, spesso il sogno ha indicato idee, direzioni e personaggi inaspettati.
Purtroppo seppur vada così praticamente al cinema ogni notte talvolta capita di addormentarmi in sala e quindi non ricordare nulla, o solo pochi frammenti al risveglio, ma per fortuna spesso le immagini restano ancora vivide, ancorate e quasi reali, e mi sento un novello Randolph Carter nelle mie personali Dreamlands (a chi coglie la citazione offro da bere).
Certo poi capitano a volte film assurdi, come quando ho sognato King Kong sulla torre Eiffel, in “Ultimo Orango a Parigi”.
Oppure quella incredibile storia dell’ardua lunga sopravvivenza di un ultimo superstite di una sperduta base sottomarina: “20.000 Seghe sotto i Mari”.
E la triste magnifica avventura di quell’indiano (di quelli con le piume, non quelli che han fame, ‘supercitazione’) che aveva un fallimentare allevamento di chiuahua: “L’ultimo dei miei cani”.
Per non parlare di quella incredibile storia di un trio di fanciulle che rubavano e recuperavano antichi e pregiati strumenti musicali: “I Predatori dell’Arpa perduta”.
E la fuga d’amore di una fanciulla che durante una vacanza perde la testa per un gondoliere: “Via col veneto”.
E la tremenda storia del misterioso crollo del primo teatro ligneo Elisabettiano: “Tarma Letale”.
Per non parlare dell’incubo (per un ornitofobico come me) della ardita lotta tra un uccellaccio famelico e un uomo alle prese con una piacevole grigliata al mare:”Corvo Rosso non avrai il mio Scampo”.
E quel film tremendo, da incubo, con il ministro Brunetta come protagonista:” Quel pomeriggio di un giorno da Nani”.
Ma alla fine, dopo tutti questi sogni incredibili, quando mi risveglio mi ritrovo sempre a riflettere e penso, come disse Marlon Brando in Via Col Vento:
Ma che cazzo ci faccio in questo film?

 

Written by Michele

3 aprile 2013 at 12:23

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Attori

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Ed ogni sera sopra lo schermo
vedevo eroi della mia età
e io di certo ero diverso
ma ci credevo in una vita come al cinema
ma qui non è così
non c’è il lieto fine e poi
il buono perde

A volte penso a quanto siano fortunati gli attori.
In fondo sono gli unici a poter spesso scegliere quale parte desiderano, se vogliono vivere una tragedia, una commedia, una mirabolante avventura o un tenero appassionato amore, o magari sfrenato e violento.
Scelgono in fondo se godere o soffrire, se piangere o ridere, se correre o camminare.
Nella vita purtroppo spesso non è così, e quasi tutti siamo praticamente costretti (spesso dalle proprie scelte) a recitare, vivere una parte, un ruolo che non è quello per cui eravamo preparati, che non è la parte tagliata apposta per noi.
Perché se è pur vero che la vita non è un film, ci somiglia spesso moltissimo.
Solo che non si sceglie il proprio film, dovremmo essere gli sceneggiatori totali, ma in realtà una marea di altri si avventano sulle bozze e spesso cambiano, quasi a nostra insaputa, il senso stesso del film.
Così ti puoi ritrovare spaesato comico in una tragedia, oppure novello Gassman in una commedia sguaiata.
Poi ci credo che non si riceve l’oscar per il miglior protagonista di se stessi.
Shakespeare scrisse che il mondo in fondo è un palcoscenico e uomini e donne non sono che attori, però mi sembra che troppe volte le parti siano mal distribuite.
E certo si spera sempre che non tocchi proprio a noi la parte del protagonista nel “secondo tragico Fantozzi”!

Written by Michele

28 febbraio 2013 at 13:57

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Non è un Film

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ed ogni sera, sopra lo schermo,
vedevo eroi della mia età
e io di certo, ero diverso
ma ci credevo in una vita come al cinema
ma qui non è così
non c’è il lieto fine e poi
il buono perde…

Sì, la vita proprio non è un film.
E lo si evince da un sacco di particolari, intanto non ci sono le dissolvenze, se devi fare un viaggio di 26 ore in aereo te le cucchi tutte tutte, non puoi passare direttamente alla scena successiva dell’arrivo in albergo alle Haway, e poi non c’è la possibilità del montaggio, non puoi tagliare e risistemare le scene, devi tenertele così come sono nell’esatto ordine in cui sono state girate.
Poi non si incontra mai la persona perfetta nella situazione perfetta, non c’è il tramonto rosso fuoco (stile via col vento) che incornicia così splendidamente la battuta unica e fantastica che conquisterà in maniera travolgente l’oggetto del nostro amore, e soprattutto, manca qualcosa di fondamentale, non c’è la colonna sonora!
Certo si può sempre provare a mugugnare una musica romantica durante un abbraccio appassionato, ma si rischia seriamente di essere soggetti di ricovero coatto in un istituto di igiene mentale.
Per non parlare del fatto che è veramente improbabile che se venissi pestato da un gruppo di teppisti karateka salterebbe fuori il signor miyagi a salvarmi, per non parlare poi di farmi diventare cintura nera in un paio di mesi lavando automobili e dipingendo steccati.
Poi non riesco a diventare irriconoscibile solo se mi tolgo gli occhiali, anche se indosso un costumino rosso attillato come superman o ralph supermaxieroe.
E non c’è ombra di draghi, di elfi, di hobbit o folletti, per non parlare della totale assenza di astronavi da battaglia, non sono inoltre mai riuscito a vedere i raggi C balenare nel buio alle porte di Tannhauser o le navi da combattimento in fiamme ai bastioni di Orione, al massimo mi sono comprato bastioni gran sasso nel monopoli.
Poi sono certo che se mai dovessi disinnescare una bomba a pochi secondi dallo scoppio non taglierei mai il filo giusto, sempre riuscendo a capire quali sono i due fili tra cui scegliere quello giusto.
E anche se continuo a concentrarmi intensamente non riesco a sentire la forza, e io che vorrei così tanto cedere al lato oscuro!
E se davvero la mia vita fosse un film, finirei certamente per farmi la stessa domanda che si fece Marlon Brando in via col vento:
“Ma che cazzo ci faccio in questo film?”

Written by Michele

3 gennaio 2013 at 13:42

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