Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

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Atteso

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Atteso

L’aria notturna era fredda e il vento soffiava cupo e forte sul campo coltivato.
Il bambino era seduto a terra con le braccia conserte, rimirando il cielo stellato e la luna, che per tre quarti riluceva nel cielo nero, illuminando appena le sue piccole mani.
Il silenzio era assoluto, rotto solo dal suo lieve respiro che formava piccoli sbuffi di vapore.
Improvviso lo udì.
Rumore di passi pesanti, trascinati dietro di sé.
Il suo piccolo cuore iniziò a battere più forte, più frenetico.
Si voltò improvviso e lo vide avanzare alto, grosso e ondeggiante verso di lui.
Un’espressione di assoluta gioia e stupore gli pervase il volto e si alzò avvicinandosi timoroso.
Non poteva quasi crederci.
Anni e anni di solitaria attesa e ora era davvero giunto. Per lui!
Sollevò le piccole braccia in segno di giubilo e gridò:
«Grande cocomero! Grande cocomero! Sei venuto da me! Evviva!»
l’immenso vegetale vivente sollevò la pala che portava con sé abbattendola vigorosamente sulla testa del fanciullo, che crollò sanguinante e svenuto al suolo.
Quindi la sua voce tonante, echeggiò nella fredda aria notturna
«Sono una zucca! Idiota!»

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Written by Michele

31 ottobre 2014 at 13:27

Zucca o non Zucca… noi arriveremo a Halloween

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I walk this empty street
on the boulevard of broken dreams…

halloweenHalloween.
Tipica festività anglosassone, certamente ispirata alle tradizioni celtiche e antiche, ma a me sinceramente rammenta più che altro letture dei peanuts della mia giovinezza.
In speciali modo linus, il suo passare tutta la notte di ognissanti con un lumino nel campo ad attendere il grande cocomero!
Peraltro come scoprii molto più tardi questa figura mitica è frutto di uno di quegli errori di traduzione che si ripercuotono a vita su un personaggio illusorio, perché in realtà linus aspetta the great pumpkin, la grande zucca, che distribuisce regali a tutti i bambini buoni del mondo. E
in verità la zucca ha ben più senso per halloween, e anche perché a novembre è dura trovare campi di cocomeri maturi.
Alla fine, ciò che mi affascinava di più però, non era tanto il grande cocomero, quanto la fede impetuosa di linus nella sua venuta, quell’attesa incessante, perpetua di qualcosa di impossibile, spesso molto presente nei peanuts.
Basti pensare a lucy appoggiata al pianoforte di schrooder, in eterna attesa di suscitare in lui un interesse maggiore che per la sua musica, o alla lotta senza speranza di snoopy pilota della prima guerra mondiale contro l’invincibile e invisibile barone rosso, oppure al povero, tremendamente fragile charlie brown che passa il suo san valentino sotto la cassetta della posta aspettando una “valentina” dalla mitica ragazzina dai capelli rossi, seppur intimamente consapevole che non giungerà mai.
Eppure sono tutti saldi nella loro speranza, nel loro sogno, nella loro infinita fantasia.
Perché in fondo la fantasia si può paragonare al sogno di Adamo, e  Adamo si destò, e scoprì che era verità.
Per quanto incredibile, impossibile, assurdo possa essere un sogno, qualche volta scopri che si avvera davvero, e allora nulla è stato vano, ed è valsa davvero la pena di attendere una vita il grande cocomero o la valentina per vivere il sogno.
A tal proposito poi mi sovviene che anche io non ho mai ricevuto una “valentina”, e la cosa mi lascia oltremodo triste, che io abbia più del buon vecchio charlie di quanto immagini?
Meglio soprassedere al dilemma e tornare al sogno, anche perché se devo scegliere, mi sento precisamente molto più Snoopy!
L’universo poi ci aiuta sempre a lottare per i nostri sogni, per quanto sciocchi possano sembrare, perché sono i nostri, e soltanto noi sappiamo quanto ci costa davvero sognarli.
I grandi filosofi, logici insegnano: penso, dunque sono.
Ma l’anima, con la sua forza, la sua potenza, sussurra nei nostri sogni: sento, dunque posso essere libera.
Certo però i peanuts insegnano anche che gli altri giorni la vita procede, e occorre comunque viverla, dedicando al sogno non più di qualche giorno, pena lo scoprire infine di aver vissuto solo un lungo infinito sogno.
Anche perché il sogno a volte può divenire frustrante, come ieri notte, ho sognato una immensa porta chiusa, con una grande targa, ma grande, grande.
E io volevo, dovevo andare oltre, e spingevo e spingevo , e sudavo, mi sforzavo oltre ogni limite, ma niente, non riuscivo proprio ad aprirla, nemmeno uno spiraglio.
Quindi sconfitto sono crollato, e ho letto cosa diceva la targa…
Diceva: tirare!

Written by Michele

31 ottobre 2013 at 12:49

Pubblicato su pensieri

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