Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

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non fate l’Onda

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Onda, su onda, il mare mi porterà
alla deriva, in balia di una sorte
bizzarra e cattiva

Oggi mi ritrovo a pensare al mare, visto che l’ho profondamente sognato questa notte, ed è certo uno dei miei sogni più ricorrenti, anche se in verità quasi sempre differente nel contenuto.
E mi ritrovo a pensare alle maree, al loro potenziale distruttivo ma anche al loro significato simbolico.
Perché in fondo passioni, emozioni, sensazioni e sentimenti sono un po’ come una marea, vanno e vengono, continuamente in un flusso incessante.
E come accade con la marea, arriva sempre un’onda, a volte pigra, lunga e lenta, a volte impetuosa, spumeggiante e potente, che cancella tutti i segni sulla sabbia, rendendola nuovamente liscia, aperta.
Libera fino a che nuove impronte non vi resteranno impresse. Fino alla successiva onda.
E come accade alla marea, i sensi e il cuore sono soggetti al movimento della luna, di un corpo celeste (a volte celestiale) che attira e respinge, attira e respinge come in una danza rituale che appare sempre uguale ma in realtà ogni volta assume sfumature e significati differenti.
E come la luna, al termine della marea ci si ritrova sempre soli, persi nella vastità del nero cosmo e guidati dalla sola luce di una stella che in quel momento appare più brillante e luminosa delle altre si viene attratti verso un nuovo moto di marea.
E l’unica frase che, di fronte a questa lontana e immensa vastità, viene in mente in quei momenti è quella che pronunciò, urlando solenne, l’ultimo dei Mohicani…
Aspettatemi!!!

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Written by Michele

30 giugno 2014 at 10:16

Pubblicato su pensieri

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Sogno o son Destro?

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Le tue strane inibizioni
non fanno parte del sesso
i desideri mitici di prostitute libiche
il senso del possesso che fu pre-alessandrino
la tua voce come il coro delle sirene di Ulisse m’ incatena
ed è bellissimo perdersi in quest’incantesimo


E’ stata una notte agitata, ricca di sogni vividi e persistenti, quelli che preferisco, che non svaniscono come nebbia nei lenti momenti del risveglio, quando ti sembra di ricordarli ancora bene e invece, con estrema rapidità, ogni particolare sfugge alla mente incapace di trattenerli.
Questa notte ho sognato un tremendo mare feroce, i cui colori oscillavano continuamente tra il blu e il grigio. Una grande tempesta, un maelstrom degno di Melville con onde immani spinte da un gelido vento del nord che, come impazzite, si riversavano spumeggianti in un cielo grigio, plumbeo, quasi dello stesso colore dell’acqua, due fluidi uguali, solo di densità diversa che si affannano uno nell’altro, rincorrendosi come se ognuno cercasse di sopraffare l’altro, come in certe lampade fluorescenti che ipnotizzano lo sguardo.
Il mare era tutto, era il sogno ed ero io, insieme danza e danzatore, spettacolo e spettatore.
Sogno in verità spesso il mare in tempesta, ma questa volta la visione si è improvvisamente mutata in incubo quando mi sono sentito fisicamente precipitare, e cadere immerso in quell’uragano di movimenti, sballottato dai marosi come una foglia in un tornado, percepivo una mancanza d’aria tremenda, un angoscia e una incredibile paura di morire così, perduto nei neri abissi senza fondo.
Poi l’incubo si è trasformato in visione quando mi sono sentito afferrare tra le onde e trascinare sul fondo da due azzurre e delicate braccia, appartenenti a una specie di sirena, anche se qui il ricordo si fa più nebuloso, ricordo distintamente solo una enorme massa di capelli scuri ondeggiante nell’acqua profonda, capelli che sembravano godere di vita propria, come minuscoli serpenti di una novella Medusa. Poi due grandi e profondi occhi bianchi e due piene labbra nere, i cui baci appassionati e intensi mi offrivano l’aria che anelavo e insieme mi precipitavano ancora più nell’abisso.
È decisamente vero che gran parte dei nostri sogni li viviamo con assai maggiore intensità della nostra stessa esistenza da svegli, e come scrisse Shakespeare: potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e considerarmi un monarca d’infiniti spazi, se non facessi brutti sogni.
Certo ora a qualcuno pungerà vaghezza di chiedersi come sia finita con la sirena…
Tutto tutto non lo ricordo, ma sicuro deve aver goduto molto, perché faceva continuamente…
AAAAAAAOOOOOHHHAAAAAAAOOOOOOHHHAAAAAAAAAAH!!!

Written by Michele

21 novembre 2013 at 14:29

Pubblicato su pensieri

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